Non posso esprimere giudizi critici sugli atterraggi, non essendo abilitato a nessuna di quelle macchine.
In linea di principio le linee guida per i XWind LDG sono:
Ala bassa nel vento;
Piede dalla parte opposta;
Touch down one wheel nella metà della pista verso il vento;
Go around se si scarroccia nell'altra metà prima di toccare;
Full ailerons nel vento quando al suolo.
A questo aggiungo: muso ben basso perché in scivolata l'aerodinamica va a farsi benedire, quindi occhio alla velocità.
Oppure, in caso di aerei con elevatissimo alungamento alare, che non consentano di arrivare al touch down con l'ala bassa, o in caso di impossibilità di toccare one wheel per problemi di elevato attrito dell'organo di atterraggio (es. idrovolanti, che se toccano con un solo scarpone rischiano il ribaltamento)
Avvicinamento con prua al vento (se possibile...);
Orientamento nel vento a pochissima quota dal suolo/acqua, bene nella metà pista dalla parte del vento;
Touch down convenzionale;
Full ailerons fino all'arresto.
In realtà con gli idrovolanti, se non ci sono particolari problematiche orografiche, la manovra sopra descritta si fa solo per addestramento, perché poi è quasi sempre possibile arrivare allineati al vento, visto che tutto lo specchio d'acqua è una pista e comunque quando c'è troppo vento l'acqua diventa presto troppo agitata per potere ammarare, quindi è un problema più didattico che reale.
Quanto agli aerofreni, sono diversi gli aerei che possono andare al touch down con gli aerofreni estesi.
Non so se questo sia il caso del Jumbolino, ma non vedo il motivo di un utilizzo improprio degli aerofreni se si poteva riattaccare, come apparentemente sembra dal filmato, quindi probabilmente quella è la procedura corretta.