Dove si trovi un cielo azzurro così, non lo so... di certo non qua e non questo WE!!
Molte manovre acrobatiche prendono il nome da chi le "inventò": Fieseler, Immelman, oppure hanno nomi di fantasia come la Lomcevak, così battezzata da chi per primo effettuò questa figura, un ceco; Lomcevak in ceco significa "mal di testa" e la dice lunga sulla complessità della figura stessa.
Altre figure prendono il nome dal "percorso" che l'aereo fa nel cielo: looping, perché ovviamente è un cerchio che finisce dove era iniziato; il tonneaux è un tipo di botte e i primi avvitamenti sull'asse longitutinale dell'aereo venivano sempre un po' stortini e sembravano proprio una botte.
Oggi fare un tonneaux a botte è un disonore, a meno che non si sia piloti ma fabbricanti di tonneaux e barrique.
Il tutto è codificato in un manuale, chiamato codice Aresti, che racchiude e descrive le varie figure acrobatiche che si effettuano in gara o in manifestazione.
Quanto al "cade o non cade", fare cadere un aereo è probabilmente più difficile che farlo volare e quindi difficilmente un aereo pilotato strettamente all'interno del suo inviluppo di volo, cioé in soldoni, restando nell'ambito di quello che l'aereo sa fare, cade.
Anche assetti apparentemente incompatibili col volo trovano le loro fonti di portanza, vuoi nell'esubero di potenza, ad esempio in quelle figure in cui l'aereo sta "appeso" all'elica, vuoi in particolari assetti che consentono di spremere portanza anche da superfici diverse dall'ala, come nel caso del volo a coltello (cioé con l'ala a 90° rispetto al suolo) dove la conformazione della fusoliera e la sua incidenza rispetto al suolo contribuiscono a fornire portanza.
Che fa cadere gli aerei, invece, anche senza metterli in assetti strani è quasi sempre l'errore umano; di ciò abbiamo parlato altre volte e non mi dilungo.
Anche nel filmato del Sukoi, si vede come vengano lasciati ampi spazi per la correzione dell'errore, che chiunque può commettere, tranne forse negli ultimissimi passaggi a bassa quota, peraltro riguardanti figure sufficientemente lente e tranquille e comunque mai con rotte in figura convergenti verso il pubblico.
Esistono aree definite "box acrobatici" all'interno dei quali è lecito fare acrobazia, se preventivamente autorizzati: i box si caratterizzano per sovrastare zone dove il rumore non arreca disturbo, sono posizionati ad alta quota, in modo che comunque ci sia tempo di recupero in caso di errore o di avaria e, non ultimo, tempo di lanciarsi col paracadute se proprio le cose vanno storte, senza peraltro rischio che l'aereo cada in testa a qualcuno.
E' appena capitato non lontano da Milano ed è finita con un paracadute aperto e un aereo da buttare via, senza danni per nessuno, a parte quelli economici.
Le stesse gare di acrobazia (le gare, non gli air show) si svolgono a quote di sicurezza e con box che evitano il sorvolo del pubblico e cose simili.
Le cose cambiano radicalmente quando si cerca lo spettacolo a tutti i costi perché la finalità ultima del volo non è fare della bella acrobazia ma, ad esempio, è quella di far guadagnare soldi a uno sponsor.
E' chiaro che, per quanto possa essere bravo un pilota (e i piloti Air Bull Race sono davvero grandissimi) e perfetta una macchina, i rischi aumentano quando si va a limare sulle basi della safety, quali ad esempio la quota, la voglia di rischiare perché c'è una gara da vincere, l'esasperazione delle prestazioni della macchina.
Non ci vuole chissà quale cultura aeronautica per capire che, per quanto bravo sia, è più facile che sbagli un pilota che vola a pochi metri dall'acqua o dal suolo, che tira fino a dodici G, che sfiora piloni con le ali a 370 kmh, con l'ansia da prestazione perché sta facendo una gara e magari col nervoso addosso perché le ultime due virate le ha fatte troppo larghe e adesso vuole stringere alla brutto per recuperare, rispetto a un pilota che vola alto, tranquillo, senza stress.
E' anche altresì più facile che si "guasti" un aereo supertiratissimo, in cui tutto è limato al centesimo per spremere peso e potenza da ogni angolo, rispetto a un aeroplanino tranquillo e pacioso.
Per carità, sono macchine tecnologicamente avanzatissime e super revisionate, ma il concetto stesso di competizione spinge ad andare al limite: cos'è la competizione se non verificare i limiti propri e dell'avversario?
Peraltro anche le formula uno sono sono macchine tecnologicamente avanzatissime e super revisionate, ma in un gran premio se ne arriva metà al traguardo è un successo.
La mia Yaris è un chiodo, in confronto, ma ha cinquantamila chilometri e finora (grattatina scaramantica) non mi ha mai piantato per strada, perché è fatta per durare e non per andare forte.
Allora io non ho paura del "cade o non cade", quando vedo la Red Bull o anche le manifestazioni aerei.
Ho paura del "sbaglia o non sbaglia", perché nessuno, per quanto bravissimo, super formato e super allenato è perfetto. Nessuno.
Le manifestazioni aeree, purtroppo, non sono nuove alle tragedie: basta andare su you tube e si trovano, ahimé, troppi filmati di incidenti.
La Red Bull, fino a qua è indenne da guai grossi. Un paio di volte si è rischiato di brutto, ma è andata bene.
Qua, per esempio, Steve Jones c'ha quasi lasciato la ghirba, ma almeno erano nel deserto; gare come Oporto, Interlaken e altre si svolgono a un palmo da case e spettatori (a un palmo davvero, tenendo conto che a 370 all'ora si percorrono oltre cento metri al secondo):
Certo che se un giorno andasse storta, con gli spettatori e spesso le abitazioni così vicine, non oso pensare a cosa salterà fuori.
Per il momento si va avanti in nome del business, del dio denaro, indispensabile a miliardate solo per pensare di essere uno di quei piloti e dello sponsor, che deve fatturare l'ira di dio vendendo una bevanda di sapore dolciastro, perché con tutto quello che sponsorizza deve davvero fare un pacco di soldi.
Spero che non capiti mai niente: se e quando succederà, qualcuno sarà morto, gli altri miliardari troveranno altre attività consone al loro portafogli e chi vola per passione, magari con sacrificio, farà più fatica perché quel giorno, ne sono certo, ci sarà chi approfitterà per ribadire la pericoloistà degli aerei "piccoli", indipendentemente dal fatto che sfiorino piloni a dieci metri dal suolo o volino tranquilli a tremila metri, lontano dalla gente e dagli abitati.
Speriamo non capiti mai... A esperança é a última que morre