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| Autore | Messaggio |
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Ospite Ospite
 | Oggetto: Fonia inglese, sì o no Mer Ago 13, 2008 8:46 am | |
| Ho diviso il thread sul mio trip report, perché la discussione sulla fonia inglese è diventata prevalente e credo che valga la pena continuare a discutere qui su questo argomento che fa parte integrante del futuro di molti di noi e della sicurezza del volo, oltre che dall'adeguamento dell'insegnamento a precise direttive JAR/FCL
deltagolf
Delta,ci vuole la fonia inglese a Samedan? |
|  | | deltagolf VIP


Numero di messaggi: 3871 Età: 55 Località: LSZL Data d'iscrizione: 03.02.08
 | Oggetto: Re: Fonia inglese, sì o no Mer Ago 13, 2008 8:54 am | |
| Certo! Senza fonia inglese non puoi superare i confini di stato!
Comunque la Svizzera è una nazione quadrilingue (pentalingue se consideriamo anche lo Schweizerdeutsch, o meglio Schwyzerdütsch, che è di fatto la lingua più parlata anche se non ufficiale): se ognuno parlasse la sua lingua madre, sai che gioia in frequenza?
Inglese per tutti! |
|  | | Jacopilot Admin


Numero di messaggi: 2990 Età: 22 Località: Padova Data d'iscrizione: 01.02.08
 | Oggetto: Re: Fonia inglese, sì o no Mer Ago 13, 2008 11:29 am | |
| Ma come Nik, le SOPs del tuo Aec migliore del mondo non prevedono solo fonia inglese??  _________________ www.cirrusaircraft.it Boeing 737-800NG First Officer Improvvisamente mi risvegliai e con mio grande sollievo scoprii di non avere la terra sotto i piedi  |
|  | | deltagolf VIP


Numero di messaggi: 3871 Età: 55 Località: LSZL Data d'iscrizione: 03.02.08
 | Oggetto: Re: Fonia inglese, sì o no Mer Ago 13, 2008 12:46 pm | |
| Admin, hai fatto il bagno nella soda caustica??? Comunque non è il caso di scomodare le SOPs, per ciò che valgono; sono le JAR che prevedono la fonia inglese e non solo: le JAR prevedono anche l'insegnamento teorico in lingua inglese (per il momento a questa norma si soprassede, almeno in alcune nazioni e in alcuni corsi: per esempio dove opero io si insegna in lingua locale per il PPL, se gli allievi sono monolingua, cosa che capita piuttosto di rado tra italiano, tedesco e lingue asiatiche varie, e in inglese per CPL/IR) e i colloqui in inglese tra FI e SP o negli equipaggi multicrew. Le direttive JAR, applicate alla lettera e ben utilizzate, eviteranno tanti problemi di malintesi e di multicrew coordination: a parola precisa risponde parola precisa e non c'è possibilità di errore. Attualmente esiste ancora chi ha la fonia italiana o comunque in lingua nazionale, ma entro pochissimo tempo tutto, anche l'insegnamento PPL, sarà correttamente riportato negli standard JAR ed esisterà un'unica comunità aeronautica mondiale che parlerà esclusivamente inglese. Peraltro come si può pretendere di avere una licenza JAR, riconosciuta in mezzo mondo e poi avere una fonia che ti consente solo di svolazzare intorno al giardino di casa? Sono finiti i tempi dei piloti che hanno volato una vita sapendo solo che sopra il platano dell'Alfredo dovevano dire sottovento 01 e sopra il pollaio del Giuseppino dire finale 01, senza magari sapere cosa significasse e per il resto giravano l'Italia con la radio spenta. Per fortuna, almeno in questo settore ci siamo evoluti in meglio. |
|  | | Ospite Ospite
 | |  | | deltagolf VIP


Numero di messaggi: 3871 Età: 55 Località: LSZL Data d'iscrizione: 03.02.08
 | Oggetto: Re: Fonia inglese, sì o no Mer Ago 13, 2008 2:13 pm | |
| Guarda che ti sbagli Nik; la fonia inglese è condizione indispensabile per accedere alla professione aeronautica e il fatto che tutti si parli inglese è condizione indispensabile per la sicurezza del volo.
Il pilota deve essere infatti in grado di capire tutto ciò che succede su ogni altro traffico dell'area in cui lui si sta muovendo.
Purtroppo hai ragione quando dici che anche in aeroporti maggiori come Malpensa si sente ancora girare l'italiano. E' una grave e cattiva abitudine italiana e di pochi altre nazioni al mondo.
Avere un'ottimo inglese parlato e un'ottima fonia inglese oggi è più importante che sapere tenere una cloche in mano.
Una scuola che non pretende un brillante inglese dai suoi allievi, anche durante il PPL, già si squalifica con questo atteggiamento e prepara piloti che avranno maggiori difficoltà di altri ad entrare nel mondo del lavoro.
Comunque senza inglese:
non puoi superare i confini di stato; non puoi avere un CPL/IR; non puoi condurre conversazioni conformi alle normative JAR/FCL;
e quindi sarai sempre un pilota della domenica, 30 minuti NO FPL per un giro in zona laghi col cessnino.
Se ti stanno preparando così, stai attento e pensaci.
Inoltre, oltre a conoscere a menadito la fonia inglese, un inglese parlato e compreso a livello madrelingua è indispensabile, perché alla fine per dire downwind 29, oppure request backtrak, o next to the right and bravo up to stand lima one, si impara in dieci minuti, ma per bestemmiare in inglese con l'operatore di Londra, che in perfetto cockney ti dice che non ti accetta i voucher di compagnia e quindi non ti fa il pieno e ti lascia lì a marcire, ci vuole un inglese più che buono.
E se farai la linea dovrai bestemmiare con l'operatore di Londra in cockney, con quello di Dehli in un misto di colonial inglese indiano, con quello di Dallas che non usa le consonanti, con quello di Toronto che sa il signore che linguaccia gli ha insegnato la mamma e con quello della Florida che ha la dentiera tenuta insieme con la salsa al curry, che da quelle parti la mettono anche nel caffelatte.
A meno che tu non voglia fare la fonia inglese come si sente spesso a MXP, di quelli che fanno "la navetta" e fanno cinque LIMC LIRF al giorno e dicono "xxxx (non dico l'identificativo di compagnia sennò poi mi accusano di essere antiqualcuno) unoquattronove passinghe l'outtermarchere" e credono di parlare inglese, si fanno ridere dietro da tutto il mondo e in tanti si domandano come siano finiti ai comandi di un liner, alimentando leggende mai confermate ma mai smentite riguardo alle metodiche di assunzione. D'altra parte si sa che i piloti italiani sono il meglio che c'è.
Impara l'inglese Nik, e molto bene anche. Meno cloche e smanettate, più disciplina e più libri, dammi retta, anche se sono solo un vecchio istruttore rompiscatole. Il mondo aeronautico è competitivo e i mediocri restano al palo, a meno che non siano i soliti raccomandati.
Ultima modifica di deltagolf il Mer Ago 13, 2008 2:24 pm, modificato 1 volta |
|  | | Ospite Ospite
 | Oggetto: Re: Fonia inglese, sì o no Mer Ago 13, 2008 2:19 pm | |
| Lo so delta,ma voglio io così,la fonia in inglese MAGARI la farò dopo il PPL,questo per avere meno materie all'esame e avere una più facile comunicazione sempre all'esame.Tanto negli aeroporti grandi non posso andarci comunque e in Italia di bei posti ce ne da visitare. Farei comunque l'atpl integrato dopo quindi per ora non mi interessa,paziento i 18 anni a meno che mi venga voglia di farla dopo la licenza.......mi accontento tutto qua. Comunque per i voli all'interno dei confini l'italiano basta e da quanto ne so nemmeno l'ICAO ne prevede l'uso. |
|  | | deltagolf VIP


Numero di messaggi: 3871 Età: 55 Località: LSZL Data d'iscrizione: 03.02.08
 | Oggetto: Re: Fonia inglese, sì o no Mer Ago 13, 2008 2:38 pm | |
| | Nik ha scritto: | Lo so delta,ma voglio io così,la fonia in inglese MAGARI la farò dopo il PPL,questo per avere meno materie all'esame e avere una più facile comunicazione sempre all'esame.Tanto negli aeroporti grandi non posso andarci comunque e in Italia di bei posti ce ne da visitare. Farei comunque l'atpl integrato dopo quindi per ora non mi interessa,paziento i 18 anni a meno che mi venga voglia di farla dopo la licenza.......mi accontento tutto qua. Comunque per i voli all'interno dei confini l'italiano basta e da quanto ne so nemmeno l'ICAO ne prevede l'uso. |
Consentimi di dirti, da amico, che a mio parere sbagli.
1) Prima si impara ad avere la fonia inglese come parte integrante del volo e meglio è; 2) Idem per le comunicazioni crew a bordo 3) Perché negli aeroporti grandi non puoi andare? Ecco un altro esempio di cattiva mentalità di insegnamento. A parte gli aeroporti classificati A e quindi chiusi al VFR, un cessnino può andare dove vuole. Non c'è un solo allievo dove opero io che durante il PPL non venga condotto in aeroporti maggiori, quali Ginevra, Zurigo, Monaco, Torino Caselle, Linate, Bergamo, Venezia o cose simili e fino a che era aperto al VFR Malpensa, ovviamente anche lì.
Vedo molte abitudini che non condivido nel tipo di insegnamento che ricevi.
Quanto all'inglese, non è più una faccenda di voli nazionali o internazionali. Non si può avere una licenza riconosciuta in non so quanti paesi e una fonia riconosciuta solo a casa tua. Quando volo sopra l'Italia e sento tutti quegli allievi chiamare il sottovento e il finale in italiano, mi vengono i capelli bianchi (manco non li avessi già).
Questi domani avranno un PPL JAR e potranno andare a volare anche in Norvegia, se vorranno. E cosa diranno? "Buongiorno, I-ABCD al parcheggio, rulla al punto attesa 36?" Oppure lo dirano in norvegese? Quanti di loro invece sapranno fare questa comunicazione come si fa in tutto il mondo: "Tromso ground, good morning, Lima Yankee Echo Alpha Bravo, on stand Lima two, VFR to Hammerfest, request taxi, information Golf received" e quindi farsi comprendere e comprendere la risposta del TWR "Lima Alpha Bravo, Tromso Tower good morning, loud an clear, taxi to intersection Alpha One, runway two five, via Zulu and Echo, QNH 1015" e poi fare un read back completo, se questo non è parte integrante del loro addestramento dal primo giorno che hanno messo piede su un aereo?
Ragazzi, verificate molto bene le scuole che frequentate: si parla tanto di costi dell'ora di volo, di velocità di conseguimento degli attestati e di mille altre cose, ma raramente sento parlare del fatto che lì si creino dei veri professionisti.
La professione aeronautica non è fatta solo dalle compagnie italiane che si muovono italianamente sul suolo italiano (e ancora per poco, credo...)
La professione aeronautica è la professione planetaria per eccellenza e il pianeta, che piaccia o meno, parla inglese.
Un'ultima cosa: non molto tempo fa si infilarono in quattro per un conflitto di traffico (in Sicilia forse, se ricordo bene, comunque in sud Italia), perché un traffico chiamava i riporti in italiano e l'altro, che era credo un tedesco o un austriaco in inglese. Non comprendendosi si trovarono troppo vicini: uno strinse troppo la virata di scampo, faceva caldo, c'era il vento, un sacco di coincidenze sfortunate e ciccia... giù per terra.
Allora, Nik, tu dici che vuoi così e ciò che tu vuoi è assolutamente legittimo, tu dici che ti accontenti, e va benissimo, non vuoi uscire dall'Italia e ne sei padronissimo, dici che in Italia ci sono tantissimi posti da visitare e dici una grande verità.
Però ogni volta che farai una comunicazione non in fonia standard inglese, creerai un potenziale evento di pericolo e ne potrai soffrire o fare soffrire qualcun altro che non c'entra nulla.
A queste cose le scuole che vi preparano ci pensano oppure tirano solo a brevettare più allievi che si può? |
|  | | Ospite Ospite
 | Oggetto: Re: Fonia inglese, sì o no Mer Ago 13, 2008 3:03 pm | |
| | Citazione: | Torino Caselle, Linate, Bergamo, Venezia o cose simili e fino a che era aperto al VFR Malpensa, ovviamente anche lì.
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Questi aeroporti perchè no (io intendevo Malpensa,o comunque non aperti a VFR io quelli intendo grandi )?!?!Si può parlare in italiano sempre se:
| Citazione: | | Però ogni volta che farai una comunicazione non in fonia standard inglese, creerai un potenziale evento di pericolo e ne potrai soffrire o fare soffrire qualcun altro che non c'entra nulla. |
La fonia sempre ed esclusivamente standard ma in italiano.Se so che devo parlare inglese non lo parlo,quindi vado nelle zone dove non ne è richiesto l'uso,anche perchè come dici te potrei fare solo danni. Per quanto riguarda questo invece:
| Citazione: | Prima si impara ad avere la fonia inglese come parte integrante del volo e meglio è;
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Quoto,ma a me va bene così davvero,mi accontento e magari lo farò in un futuro,ma visto che vorrei fare l'atpl non ho voglia di farlo ora,e come ho detto all'inizio tengo il ppl solo per giretti,visitare l'Italia perchè come hai detto tu ci sono posti stupendi,passione e per aver iniziato prima,cosa che comunque dopo fa comodo,visto che l'addestramento lo si ha gia (vengono contate la metà delle ore ma va beh). |
|  | | deltagolf VIP


Numero di messaggi: 3871 Età: 55 Località: LSZL Data d'iscrizione: 03.02.08
 | Oggetto: Re: Fonia inglese, sì o no Mer Ago 13, 2008 3:19 pm | |
| Mah Nik, vedi tu.
Zurigo è grosso tre volte Malpensa è più trafficato e se ti interessasse farlo ci si va in VFR tranquillamente, come nella stragrande maggioranza degli aeroporti maggiori europei, anzi consiglio vivamente di andarci, perché ci si sveglia fuori rapidamente con la fonia e con le procedure eseguite precisamente e puntualmente senza farsele ripetere dieci volte. In Italia o nel mondo di aeroporti "grandi" dove puoi andare anche col PA18 ce n'è un mare; mi risulta che da noi classificati A ci siano solo MXP e fiumicino. All'estero so il Charles de Gaulle e Heatrow, ma su per giù si atterra dappertutto.
Non esistono zone dove non è richiesto l'inglese, perché questo è ufficialmente richiesto ogni volta che in frequenza c'è traffico internazionale, quindi praticamente sempre, perché anche solo con Milano Info, un tedesco, uno svizzero, un francese o un turista di qualunque parte del mondo o semplicemente un allievo italiano che parla inglese, ci sono sempre.
Di fatto quindi la fonia inglese sarebbe richiesta sempre, persino se non si sente parlare nessuno, perché non sai se non c'è qualcuno in "listening watch", che ascolta e non parla, cosa che negli spazi foxtrot e golf si può fare tranquillamente e in buona parte degli spazi echo e sei tu che devi farti capire da chi è in listening watch e non lui capire te e lui magari viene dal Kazakistan.
Non confondiamo le abitudini, magari diffusissime, ma comunque sbagliate, con le procedure corrette.
Non è un caso se, ogni volta che qualcuno sa dove volo, la prima domanda che mi sento fare è "ma serve l'inglese lì?" Mai sentito una domanda simile in nessuna altra parte del mondo. Siamo e restiamo il terzo mondo, purtroppo e senza neppure la volontà di affrancarci, ma ci abbarbichiamo alle nostre abitudini, magari diffusissime, ma comunque sbagliate, fino a che un povero tedesco (o austriaco, non ricordo più) ci sbatterà addosso perché non capiva e allora pretenderemo pure di avere ragione.
Mah...
Ultima modifica di deltagolf il Mer Ago 13, 2008 3:21 pm, modificato 1 volta |
|  | | Jacopilot Admin


Numero di messaggi: 2990 Età: 22 Località: Padova Data d'iscrizione: 01.02.08
 | Oggetto: Re: Fonia inglese, sì o no Mer Ago 13, 2008 3:19 pm | |
| L'uso dell'inglese è richiesto anche a in un aeroporto sperduto in uno spazio G...Per quanto riguarda il discorso dell'esame io ho fatto tutto insieme e non ho avuto nessun problema per i seguenti motivi:
1) ho studiato 2) ho avuto istruttori che mi hanno motivato a volare da professionista
L'esame per me è stato una specie di pro-forma(dopo la preparazione che ho avuto) sebbene ci sia stata prova scritta,orale e pratica(durante l'esame pratico, incluse comunicazioni Examiner-Student Pilot in inglese) Il comandante che mi ha esaminato come mi ha visto mi ha detto "Hello mr. Stella, are you ready for the flight exam?can I see your pianification,weather briefing,weight and balance?" e da li ho avuto conferma di come porsi nell'ambiente aeronautico... Purtroppo si sentono troppi "piloti" di aeroclub balbettare per radio "ehm padova, qui india-roma india...ehm chiedamo il QNacqua...ehm siamo un cessna 150 ai parcheggi aeroclub........................(intanto PTT attivato)..............si possiamo rullare???....siamo un C150 senza piano di volo...ehm 2ore e 40 minuti di autonomia...ehm 2 a bordo....ehm capitano xxxxx..........ehm..passo" Sinceramente con queste persone non voglio avere a che fare,innanzitutto parlando italiano... _________________ www.cirrusaircraft.it Boeing 737-800NG First Officer Improvvisamente mi risvegliai e con mio grande sollievo scoprii di non avere la terra sotto i piedi  |
|  | | andrugby Bronze Wings


Numero di messaggi: 111 Età: 22 Località: padova Data d'iscrizione: 09.08.08
 | Oggetto: Re: Fonia inglese, sì o no Mer Ago 13, 2008 3:22 pm | |
| io penso che la fonia si dovrebbe imparare direttamnete in inglese appunto per non farsi distrarre da frasi in italiano che poi vengono riportate in inglese... ad esempio nell 'unica mia ora di volo (purtroppo)fatta fin ora ho sentito:la sigla qnh ripetuta in inglese e il valore numerico in italiano ,oppure TAXI punto attesa 22 ... farebbero bene a imporre solo l'inglese come da regole icao(senza eccezioni) così non c'è il rischio di parlare un italianenglish aeronautico...... grande delta.... nik guarda che la fonia inglese c'è anche sul trebbi ,che libro usate voi in aec?  |
|  | | deltagolf VIP


Numero di messaggi: 3871 Età: 55 Località: LSZL Data d'iscrizione: 03.02.08
 | Oggetto: Re: Fonia inglese, sì o no Mer Ago 13, 2008 3:23 pm | |
| Il problema Jacopo è che alla fine di questo esame hai in mano un PPL JAR esattamente come quelli che dicono "ehm... siamo un cessnino".
Capacità diametralmente opposte, ma diritti legali praticamente identici... |
|  | | Ospite Ospite
 | Oggetto: Re: Fonia inglese, sì o no Mer Ago 13, 2008 3:34 pm | |
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|  | | deltagolf VIP


Numero di messaggi: 3871 Età: 55 Località: LSZL Data d'iscrizione: 03.02.08
 | Oggetto: Re: Fonia inglese, sì o no Mer Ago 13, 2008 3:40 pm | |
| | Jacopilot ha scritto: | | ho avuto istruttori che mi hanno motivato a volare da professionista |
Guarda Jacopo: il punto dolente è proprio questo: se capiti a lavorare in una di quelle scuole (io li chiamo brevettifici) che vogliono tirare avanti tutti per fare volare gli aerei e vendere ore, puoi essere un istruttore professionista finché vuoi ma, o fai volare tutti e come vogliono, che siano contenti e ritornino, oppure te ne vai.
Altre scuole scelgono la qualità, ma non è così dappertutto; la tendenza è fare ore e brevettare. Poi l'allievo se ne va e allora non è più un problema tuo, oppure va avanti, ci mette di più di quanto dovrebbe ma questo si trasforma in soldoni per la scuola perché invece di vendere X ore ne vende X + tutte le ore passate durante il PPL a fare giocare l'allievo invece che insegnargli.
Conosco un allievo che ha già rifatto tre volte il corso teorico (non diciamo dove che non sta bene), perché è iperpuntiglioso e non si sente mai pronto. Intanto ovviamente vola e avrà forse un centinaio di ore, perché dagli e dagli le ore vanno su.
Francamente non è un vanto per la scuola che lo sta seguendo, ma più volte ho sentito dire "ce ne fossero di più come lui", perché è uno che "compera" tanto.
Per fare l'istruttore seriamente devi capitare nella scuola giusta, sennò ti ritrovi a fare il baby sitter di ragazzini gasati che di applicarsi non hanno voglia, ma cacciarli via non si può perché hanno nelle tasche tanti bei soldini.
Troppe scuole vedono l'istruttore come un venditore di ore di volo e non come un insegnante di qualità professionale. |
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